Per osservare là dove nessuno sguardo è mai giunto prima

Were no man has gone before
Nel novembre del 1966 fu pubblicato il secondo pilot di Star Trek: Were no man has gone before, conosciuto in Italia come Oltre la Galassia; nell’episodio c’è una bellissima immagine in cui l’Enterprise del capitano Kirk attraversa i confini della Galassia: la Grande Barriera che come nei ricordi omerici è il limite ancora insuperato  dal genere umano e che mi è  ritornata subito alla mente vedendo  l’immagine ripresa in questi giorni Telescopio Planck
qui l’articolo completo dell’ESA
In questa immagine si vedono chiaramente i giganteschi filamenti di polvere fredda che attraversano la nostra Galassia rivelati dal satellite Planck dell’ESA.
Essa mostra la struttura filamentosa di polvere in un raggio di circa 500anni luce dal Sole e i filamenti sono proprio parte della struttura dinamica della Via Lattea, che  qui è  rappresentata dalla striscia rosa  nella parte inferiore dell’immagine. Qui, l’emissione viene da molto più lontano, attraverso il disco della nostra galassia. L’immagine è stata colorata in falsi colori per meglio discernere le diverse temperature di polvere. I  toni rosa chiaro mostrano la polvere di poche decine di gradi sopra lo zero assoluto,mentre i colori più intensi mostrano la polvere a circa -261 ° C, asoli circa 12 gradi sopra lo zero assoluto. La polvere più calda è concentrata nel piano galattico mentre la polvere sospesa sopra e sotto è più fredda.Questi filamenti sono costituiti da polveri e gas, anche se il gas non viene visualizzato direttamente in questa immagine.
Le forze presenti nella Galassia producono queste spettacolari forme filamentose in cui si innescano fenomeni di formazione stellare.
Mentre il telescopio spaziale dell’ESA Herschel può studiare queste regioni nel dettaglio, solo Planck può evidenziare la grande scala  delle nubi. Lanciati insieme nel maggio 2009, Herschel e Planck studiano le componenti più fredde dell’Universo. Planck osserva le strutture di grandi dimensioni, mentre Herschel fornisce  analisi dettagliate delle strutture più piccole, come le  regioni di formazione stellare.
Quindi dopo tutto la fantasia di Roddenberry e degli sceneggiatori del celebre telefilm ancora una volta non si erano discostati poi tanto nel rappresentare la realtà.

un bellissimo incontro.

Ieri sera ho avuto una piacevolissima sorpresa. Nei giorni scorsi avevo cercato di contattare il Poeta Lorenzo Peritore per esprimergli la mia ammirazione per le sue opere in vernacolo siciliano e in particolare per una sua poesia dedicata al povero giudice Rosario Livatino brutalmente assassinato a soli 38 anni, che avevo pubblicato nel blog. Mi ringraziava per quanto gli avevo scritto nella lettera e mi concedeva la pubblicazione di quella stupenda opera.

Di questo lo ringrazio, e mi unisco pubblicamente all’unanime coro della gente umiliata da tutte le mafie che chiedono Giustizia.

Quanti anni ha la Terra?

Agli inizi del 20° secolo, gli scienziati ancora non erano sicuri di quanto la buona, cara e preziosa Terra sia vecchia. Al giorno d’oggi, gli scienziati usano sistemi radiometrici su vari tipi di roccia – sia terrestri ed extraterrestri – per individuarne l’età.
Molti grandi pensatori nel corso della storia c’hanno provato. Per esempio, già nel 1862 Lord Kelvin calcolò quanto tempo la Terra avrebbe impiegato per raffreddarsi dal suo originale stato fuso. Arrivò a determinare che  la Terra era nata tra 20 e 400 milioni di anni di anni fa. Oggi gli scienziati ritengono che la risposta sia sbagliata nella sostanza ma non nella forma,  in quanto  Kelvin basò sul ragionamento logico e su basi matematiche il suo studio.
Oggi gli scienziati cercano di determinare l’età della Terra attraverso lo studio degli strati di roccia del nostro pianeta, pensando che essi si siano creati col tempo. Chiunque può vedere questi strati di roccia e osservare una sezione di una montagna, magari percorrendo una strada che le scorre in mezzo. Ma gli strati rocciosi non rivelano il segreto dell’età della Terra tanto facilmente, il loro messaggio è molto difficile da decifrare. Quanti anni ha dunque la Terra? 
Abbiamo visto che ancora agli inizi del 20° secolo esistevano molte perplessità irrisolte, come ad esempio che l’età stimata di alcuni fossili indicasse date piu antiche della Terra stessa o che l’età del Sole alla luce delle scoperte di Bethe  sui meccanismi energetici delle stelle fosse molto più alta di quanto fosse mai stato prima supposto. Tuttavia, studiando gli strati di roccia depositati col passare delle ere, gli scienziati giunsero a credere che la scala di età della Terra non fosse misurabile in milioni di anni, ma in miliardi di anni.
I m
oderni metodi di datazione radiometrica  sono venuti alla ribalta tra il 1940 e il 1950. Questi metodi si basano sul principio del decadimento degli atomi di un elemento chimico in un altro,
ovvero sul fatto che alcuni elementi molto pesanti possono decadere in elementi più leggeri, come l’uranio che ad esempio decade in piombo. Lo studio di questo processo naturale ha dato luogo alla tecnica nota come datazione radiometrica.
Questo metodo si basa sul confronto tra la quantità misurata di un elemento radioattivo presente in natura e dei suoi prodotti di decadimento, ipotizzando un tasso costante di decadimento, conosciuto come tempo di dimezzamento o emivita.
Utilizzando questa tecnica, gli scienziati sono in grado attraverso l’analisi dei campioni di crosta terrestre, di ricavare le quantità di uranio e di piombo in esse presenti e il rapporto di questi valori con il tempo di dimezzamento in una equazione logaritmica, determinando così l’età delle rocce. 
Nel corso del 20° secolo, gli scienziati hanno documentato decine di migliaia di misurazioni età radiometriche. Considerate nel loro insieme, questi dati indicano che la storia della Terra si estende a ritroso dal presente ad almeno 3,8 miliardi anni nel passato.
Inoltre,  si suppone che la Terra  sia costituita degli stessi elementi  e si sia formata insieme al nostro sistema solare, quindi gli scienziati utilizzano il metodo delle datazioni radiometriche per determinare l’età di oggetti extraterrestri, come le meteoriti. Esse sono rocce provenienti dallo spazio che orbitano attorno al nostro Sole ma che vengono intercettate dal nostro pianeta durante la sua orbita. Allo stesso modo, sono state studiate le rocce lunari portate (sarebbe meglio dire riportate, ma questo sarà argomento su un futuro articolo sulla genesi della Luna) dagli astronauti.
Presi insieme, questi metodi danno risultati che suggeriscono  l’età della nostra Terra, dei meteoriti, e della Luna (e per deduzione quindi del nostro sistema solare) compresi tra i 4,5 a 4,6 miliardi di anni.  

  

Liberamente tratto da un articolo apparso su EartSky

Il male oscuro della politica italiana

Ci sono state raccontate troppe menzogne, troppa fiducia ci è stata carpita; quello a cui assistiamo ora è il rigurgito di quelle menti che  una scellerata ideologia aveva creato, che si erano ridipinte nell'”anti” per assopirsi un attimo nell’attesa di una rivincita che è  di questi giorni, di questi anni. Ora però è giunto il momento per la Società Civile di progettare il Nuovo Rinascimento Italiano.
Ne avevo già parlato in un mio post precedente, Il patto dello Scorpione, su quali fossero le cause che, secondo me, hanno impedito all’Italia di evolversi in una nazione moderna, capace di competere con le altre moderne nazioni europee nel campo dei diritti civili e nella qualità di vita. Ma c’è un aspetto del nostro rapido declino di cui nessuno , soprattutto nell’area che si vuol definire di centrosinistra, vuol sentire parlare, chi ne parla viene tacciato di essere reazionario o peggio, fascista.
Molti intellettuali che hanno ridato vita all’estinto PCI dopo il periodo fascista, si erano formati nelle scuole di pensiero del `ventennio` e, nonostante manifestassero la loro conversione alla filosofia marxista del primo PCI, dubito che in qualche occasione la loro formazione non si sia fatta sentire, come avvenne ad esempio durante la Rivoluzione di Praga del 1956, quando alcuni esponenti di rilievo (uno) si espressero in favore della repressione sovietica dei moti rivoluzionari con i carri armati, anche se per inciso poi lo stesso ha fatto autocritica verso le  posizioni esposte allora.
Comunque, vista la naturale propensione a cambiar linea di pensiero, o casacca, dell’italico popolo a seconda dei momenti storici imperanti, personalmente sono scettico e non mi fido del ravvedimento (quantunque legittimo) a posteriori di questo: durante l’epopea fascista, finché le cose promettevano gloria e prebende (ad ex le Colonie d’Oltremare) erano tutti fascisti (tranne la solita pattuglia di malcontenti), poi tutti Partigiani, poi dal ’48 tutti repubblicani; anche in quell’occasione ci furono i soliti malcontenti, ma quelli ci sono sempre.
Con la nascita della Repubblica sembrava che tutto il caos susseguente al conflitto mondiale potesse essere risolto, Il boom economico, grandi opere infrastrutturali portarono la scolarizzazione e un certo benessere  più o meno a tutti, mentre un’immane fiume di denaro proveniente dagli Stati Uniti attraverso il Piano Marchall aiutò la ripresa economica del Paese facendo pensare che il periodo oscuro della dittatura fosse definitavamente terminato.
L’Italia, culla di alcune delle più grandi rivoluzioni sociali del mondo, come il Rinascimento, ma anche di feroci dittature come il Fascismo, viveva gli anni della ricostruzione economica con una grande anomalia al suo interno: quello che era il più grande partito di fede marxista di tutta l’area del blocco occidentale, il PCI, forte almeno di un terzo dei consensi dell’intera popolazione, rischiando di far cadere il paese nell’area di influenza del patto di Varsavia. Per questo motivo era importante per la coalizione occidentale che aveva aiutato l’Italia a combattere il nazifascismo, che un partito che si richiamasse all’ideologia socioeconomica opposta e numericamente importante non andasse al governo del paese, e nemmeno che gli fosse consentito di entrare in una coalizione di governo, per questo il Compromesso Storico che si riprometteva di allargare il governo a questa forza fu fatto saltare col rapimento e l’uccisione di Aldo Moro. In quel periodo il PCI raccoglieva consenso nell’area più povera e sfruttata della società, ovvero dal mondo operaio e contadino nel quale era nato e che segretari di partito come Enrico Berlinguer avevano sempre bene a mente, il quale per discostarsi dal sottobosco di intrecci oscuri che gravitavano attorno al principale partito di governo, la DC, pose al centro della sua azione politica la questione morale del partito, questo anche per tentare di ricucire lo strappo del 1948 di quando Papa Pio XII scomunicò i comunisti italiani.
Alla scomparsa nel 1984 di Berlinguer la questione morale e il mondo operaio persero di importanza nella visione del nuovo PCI, il craxismo fece la sua comparsa sulla scena politica italiana,  permettendo così al sottobosco di interessi ai confini della legalità che prima era secondario nella vita politica, di diventare sempre più forza trainante della politica italiana, culminata nel rampantismo e nella Milano da bere, dove la politica e l’imprenditoria si incominciarono a farla nei salotti e nei night club dove un bottiglia di champagne costava quanto uno stipendio mensile di un operaio non specializzato. Erano gli anni che videro salire il debito pubblico italiano da un rapporto DP/PIL del 58% nel 1980 al 117,4% nel 1993 (secondo un’analisi econometrica del debito pubblico in Italia dal 1980 al 1998 firmata dal Prof. Luca Matteo Stanca nel 2002) ovvero da 224.000 miliardi nel ’80 a 1.813.000 miliardi allo fine dell’anno 1993, l’anno dello scoppio di Tangentopoli.
Ma torniamo ai Figli della Lupa che si erano in qualche modo, convintamente o meno non ha poi importanza, riciclati nel vecchio PCI: fino a che esisteva l’esigenza di affrancarsi dal ruolo di eterno oppositore, il partito si identificava nella base sociale per ottenere la sua legittimazione e poneva al centro del dibattito politico la questione morale. Il ruolo di questi personaggi, che avevano creato una corrente interna al PCI, l’area migliorista, restava in secondo piano, ma come la linea politica di Berlinguer venne meno alla sua morte, ecco che questi, che spesso erano entrati in contrasto con la guida dello storico segretario, stabilirono contatti con l’area socialista ormai craxiana, venendo poi coinvolti anche nelle successive inchieste culminate con Tangentopoli. Nel frattempo con il crollo dell’impero sovietico e del sogno comunista, il PCI cambiò nome in PDS con la svolta della Bolognina, sancendo di fatto l’abbandono degli interessi della classe operaia tra i suoi obbiettivi primari, dando così campo libero all’affermazione di una nuova organizzazione politica che fece man bassa di voti nel ceto operaio: la Lega Nord.
Dopo lo scoppio dello scandalo di Tangentopoli, la gran parte della corrente migliorista, soprattutto nell’area lombarda, espresse forti perplessità alla scelta del segretario Occhetto di dare l’appoggio del PDS alle azioni della magistratura, da loro definite come eccessivamente “giustizialiste”.
Gli esponenti milanesi del PDS che furono oggetto di indagine da parte dal pool di Mani Pulite, da molto tempo vicini ai vertici del PSI milanese provenivano quasi tutti da questa corrente: Giulio Caporali (consigliere d’amministrazione delle Ferrovie dello Stato), Roberto Cappellini (segretario del PDS milanese), Luigi Carnevale (presidente della Metropolitana Milanese), Gianni Cervetti (deputato PDS), Massimo Ferlini (poi membro di Comunione e Liberazione e successivamente esponente di Forza Italia), Lodovico Festa (negli anni ’80 direttore del giornale di area migliorista Il Moderno, finanziato da Silvio Berlusconi e Salvatore Ligresti), Barbara Pollastrini (segretaria provinciale del PDS milanese, vicina ad Achille Occhetto), Renato Pollini (ex-tesoriere del PCI), Sergio Soave (Lega cooperative), Marcello Stefanini e Primo Greganti (l’indagato più famoso del PDS).
Attualmente, molti dei miglioristi fanno parte del PD, divisi tra la corrente di Piero Fassino (già segretario dei DS, e quella “Liberal” (erede principale della tradizione migliorista), guidata da Enrico Morando.
Il Riformista, diretto da Antonio Polito fino alla sua elezione in Parlamento nelle file della Margherita il 13 aprile 2006, è il giornale considerato più vicino a quest’area, oltre che al presidente DS Massimo D’Alema; vi collabora fra l’altro Emanuele Macaluso.
Altri personaggi nati nell’area migliorista del PCI, spiccano i nomi di Massimo Ferlini, Lodovico Festa e Sandro Bondi, che hanno aderito o sono vicini a Forza Italia di Silvio Berlusconi.

Principali esponenti (fonte Wikipedia)

Mario Alicata
Giorgio Amendola
Paolo Bufalini
Gianfranco Borghini
Gianni Cervetti
Gerardo Chiaromonte
Napoleone Colajanni
Guido Fanti
Nilde Iotti
Luciano Lama
Emanuele Macaluso
Giorgio Napolitano
Edoardo Perna
Giovanni Pellegrino
Giovanni Pellicani
Michelangelo Russo
Antonello Trombadori
Lanfranco Turci

Quindi è proprio nell’ambiente migliorista, in questa corrente di vecchi (anagraficamente parlando) che si è maturata la rottura con lo schema della “questione morale” che invece fino ad allora ne era stato vanto, permettendo la copertura, se non in alcuni casi addirittura di corresponsabilità negli atteggiamenti impropri che nel craxismo erano sorti e che col susseguente berlusconismo sono poi addirittura diventati sistema. Come non dimenticare le alquanto singolari pagine pubblicitarie sul giornale di riferimento della corrente (Il Moderno, 500 copie) di Berlusconi e le sperticate lodi su di esso apparse, la legittimazione alla candidatura nel 1994 di Berlusconi quando mancarono di partecipare alla Giunta per le Elezioni (fonti: Wikipedia e la Stampa) quasi tutti gli esponenti di area del centrosinistra creando così il precedente che ne ha poi garantito l’eleggibilità alle successive elezioni, tutte le leggi e leggine che durante la XIII Legislatura dal 1996 al 2001 hanno comunque favorito la Fininvest e la sua proprietà, la mancata risoluzione del conflitto di interessi (bastava che fosse applicata la legge n. 361 del 1957), l’ostinazione di non voler risolvere i problemi reali del paese in tema di salari e di occupazione, anzi, proponendo e di fatto imponendo anche attraverso l’inazione, il concetto della moderazione salariale che ha progressivamente eroso il potere d’acquisto della classe operaia innescando cosi un meccanismo perverso che, riducendo i consumi interni, ha impoverito l’intero paese con Amato, Ciampi e Prodi, personaggi che provenienti comunque da un area politica contigua o vicina all’area migliorista sono poi confluiti nell’attuale PD, erede diretta di quell’area della destra del PCI e con una visione statalista più vicina ad una destra del ventennio che al socialismo liberale di cui discuteva Berlinguer nella sua corrispondenza con il Vescovo Luigi Bettazzi.

 

Sul servizio di Scuola Pubblica

 Piero Calamandrei – discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

National Laboratory Pathfinder – Cells – 3: Biocarburante dalla Jatropha curcas (NLP-Cells-3)

La Jatropa curcas è una pianta velenosa originaria del Centro America che sopravvive tranquillamente nelle zone aride senza acqua e particolari cure e attecchisce come la gramigna. I suoi semi contengono il 30-35 per cento di un olio non commestibile ma che trattato può essere usato come biodiesel. L’olio è di ottima qualità e può essere tranquillamente mescolato col diesel tradizionale. Tuttavia, la J. curcas non è attualmente coltivata come un raccolto, dal momento che non esistono cultivazioni commerciali. Nell’attesa di una futura fonte energetica pulita e stabile, questa soluzione permetterebbe lo sfruttamento agricolo di ampie zone desertiche della Terra senza intaccare le coltivazioni tradizionali destinate all’alimentazione umana, e il recupero della CO2 dalla nostra atmosfera.


 


Sintesi

Con l’esperimento National Lab Pathfinder – Cells – 3 (NLP-Cells-3) svolto sulla Stazione Spaziale Internazionale si valutano degli effetti della microgravità sulle cellule della pianta Jatropha curcas. Lo scopo dello studio è di verificare i potenziali effetti della microgravità sul miglioramento delle caratteristiche quali la struttura delle cellule, la crescita e lo sviluppo, per accelerare il processo di allevamento di nuove cultivar di J. curcas per uso commerciale. Una riproduzione accelerata potrebbe consentire  di utlizzare la J. curcas come coltura alternativa per l’estrazione di energia (o di biocarburanti).  

Rcercatore principale 

Wagner Vendrame, Ph.D., University of Florida, Homestead, FL

Collaboratore 

John Wayne Kennedy, Zero Gravity, Inc. Stevensville, MD

 

Finanziatori della ricerca 

BioServe tecnologie spaziali, University of Colorado, Boulder, CO Zero Gravity Incorporated, Stevensville, MD Agenzia promotrice
National Aeronautics and Space Administration (NASA) Spedizioni con destinazione

Sintesi della ricerca

 La National Lab Pathfinder – Cells – 3 (NLP-Cells-3) è una indagine in collaborazione con Zero Gravity Incorporated (ZGI) e l’Università della Florida che aiuta a comprendere meglio gli effetti della microgravità sui sistemi viventi. L’esperimento  valuta i cambiamenti nella struttura cellulare, la crescita, lo sviluppo e l’espressione genica nelle colture cellulari di  Jatropha curcas  esposte a microgravità. Si pensa che i dati raccolti possano aiutare ad accelerare il processo di selezione per lo sviluppo di nuove coltivazioni di  J. curcas per la commercializzazione negli Stati Uniti. Ciò consentirebbe l’inserimento di un importante impianto di biocarburanti come una delle colture alternative di energia per gli Stati Uniti.
L’obiettivo di questa ricerca è quello di verificare i potenziali effetti della microgravità sul miglioramento delle caratteristiche di interesse per lo sviluppo di nuove coltivazioni di J. curcas. Obiettivi specifici comprendono la valutazione dei cambiamenti nella struttura delle cellule, la crescita e lo sviluppo. Inoltre, l’esperimento si propone di valutare l’espressione differenziale del gene nelle colture di cellule
in J. curcas, come affetti da condizioni di microgravità. Tale scoperta potrebbe accelerare il processo di selezione per lo sviluppo di nuove varietà di  J. curcas Analisi da eseguire si comprendono le misurazioni della crescita cellulare e lo sviluppo, la valutazione istologica della struttura cellulare usando la microscopia elettronica a trasmissione (TEM), e l’espressione genica differenziale utilizzando la tecnologia dei microarray.  Analisi istologiche e genetiche saranno condotte prima e dopo il viaggio nello spazio. La cresci

ta cellulare e dello sviluppo saranno valutate al rientro. Una parte delle colture cellulari saranno valutate per la rigenerazione delle piante al ritorno sulla Terra e saranno utilizzate per ulteriori analisi morfologiche e genetiche. 

Allarme Globale, nessun Grande Accordo? ((Global Warming: No Big Deal?)

Questo è un articolo di David Ropeik apparso sulla rivista «The Atlantic» a questo indirizzo: http://www.theatlantic.com/science/archive/2010/03/global-warming-no-big-deal/36835/, nei limiti delle mie capacità ne ho fatto la traduzione sperando che vi sia gradita.  Buona lettura.

La maggioranza  delle  persone  di  questo  mondo  concordano  sul  fatto  che  il  clima  della  Terra stia cambiando davvero in modo drammatico, che l’attività umana  ne sia almeno in parte la causa, e che noi dovremmo agire subito per risolvere il problema. Ma quando viene chiesto alle persone circa la loro disponibilità personale di fare qualcosa come pagare di più per la benzina o elettricità, oppure moderare il proprio stile di vita sociale la maggioranza si trasforma in una minoranza. Perché? I fatti sono i fatti, giusto? Beh, non proprio. Come è rischioso pensare che dipenda dal modo in cui  tali fatti siano percepiti. Le persone tendono a non preoccuparsi troppo dei rischi quando ritengono che non possano accadere a loro. Questo spiega il divario di percezione sui cambiamenti climatici. Si consideri un sondaggio dai cambiamenti climatici, una ricerca dello scienziato Anthony Leiserowitz di Yale. Nel sondaggio è stato chiesto agli americani:

Chi saranno i più colpiti dai cambiamenti climatici?

Gli intervistati ha dichiarato che il cambiamento climatico inciderebbe soprattutto:

• specie animali e vegetali: il 45 per cento
• Le future generazioni di persone: 44 per cento
• La gente nei paesi in via di sviluppo: il 31 per cento
• Le persone in altri paesi industrializzati: il 22 per cento
• La gente negli Stati Uniti: il 21 per cento
La vostra comunità locale: il 13 per cento
La vostra famiglia: l’11 per cento
personalmente: il 10 per cento

Quanto ti preoccupa personalmente il riscaldamento globale?

Meno della metà degli intervistati è “molto” preoccupato dai cambiamenti climatici vedendoli come una minaccia personale in Francia (46 per cento), Turchia (41 per cento ), Germania (30 per cento), Indonesia (38 per cento, in una nazione che comprende 6.000 isole abitate (in serio pericolo, ndt), Gran Bretagna (26 per cento), Cina (20 per cento) e, fanalino di coda, gli Stati Uniti (19 per cento)

A questo sondaggio, circa la metà degli americani e un terzo di cinesi ha risposto che non avevano paure personali sui cambiamenti climatici. Poi c’è il divario tra i credenti e non credenti. Alcuni guardano i fatti e vedono un potenziale disastro, mentre altri vedendo le stesse prove considerano il cambiamento climatico una bufala. Da dove viene questa differenza di percezione? Questa ha origine  nel momento in cui la cognizione “cultura del rischio” entra in gioco. Le decisioni da prendere su un tema come il cambiamento climatico saranno in parte un riflesso del diverso atteggiamento di base sulla società ideale. Si preferisce una società gerarchica, con linee decise di autorità e che regoli le classi economiche e sociali? Una società egualitaria, libera di imporre limitazioni economiche e sociali? Una società individualista, con scarso coinvolgimento del governo? Opure un modello di sistema comunitario, con il governo e società impegnati insieme per risolvere i problemi?I gerarchici sono spesso negazionisti del cambiamento climatico, perché le soluzioni al problema minacciano la status quo economico con il quale sono a loro agio. Gli individualisti, che, di regola si oppongono agli interventi di governo che le soluzioni al cambiamento climatico richiedono, tendono a negare il problema. Egualitari e comunitaristi, d’altra parte, in genere credono fortemente nella minaccia del cambiamento climatico, in quanto le soluzioni sfidano radicate strutture economiche e richiedono uno sforzo più importante del governo  e/o un  intervento sui costumi della società che siano in direzione del modello sociale auspicato da loro.

Le anomali perturbazioni che hanno colpito gli Stati Uniti (e l’Europa, ndt) sono un ottimo esempio di come questi fenomeni siano percepiti. I gerarchici e gli individualisti (politicamente rispettivamente l’area conservatrice e libertaria) hanno sostenuto che la recente nevicata a Washington DC smentisce il riscaldamento globale, mentre egualitari e comunitaristi (politicamente i liberali e progressisti) hanno sottolineato come la stessa neve insolitamente abbondante sia prova del fatto che il clima globale sta cambiando. Non si tratta di fatti, sono sono solo armi di una guerra tribale più profonda.

Nella cultura di guerra, la psicologia di base della percezione del rischio fornisce armi aggiuntive per entrambe le parti. In generale i rischi per i bambini per esempio, evocano più paura degli stessi rischi se questi minacciano solo gli adulti. Così, al fine di alimentare le preoccupazioni, quelli preoccupati per il riscaldamento globale sottolineano che saranno i nostri figli a soffrire di più se non riusciremmmo ad agire. E poiché le conseguenze delle azioni umane spaventano di più dei pericoli naturali, viene spesso sottolineato come il cambiamento climatico è prodotto dall’azione umana. I negazionisti del cambiamento climatico, d’altro canto,  suggeriscono che, se il clima sta cambiando, le cause possono in realtà essere naturali, il che rende il rischio più accettabile. E utilizzare gli eventi recenti, come le email trafugate agli scienziati del cambiamento climatico, o un errore rispetto al tasso di scioglimento dei ghiacciai della catena dell’Himalaya, per minare la fiducia in tutta la scienza dei cambiamenti climatici, dal momento che la fiducia gioca un ruolo importante nella percezione  maggiore  del rischio.

Ancora una volta, non si tratta di fatti. Ogni lato è intuitivamente giocato nel subconscio, dove i diversi fattori psicologici fanno percepire più o meno paura.Cosa significa? Discutere sulla questione se il cambiamento climatico sia un fatto reale (in cui il ruolo umano è importante, ndt) e la mancanza di un senso di pericolo personale, anche tra la maggioranza che conviene che invece lo sia (per sostenere le sue tesi, ndt), produce un’idea indistinta del pericolo. Come risultato, la volontà dell’agire sociale rimane debole, il che significa che il rischio politico per un leader di governo ad agire globale rimane alta. Affrontare la sfida del cambiamento climatico, quindi, richiede una comprensione non solo del clima fisico della terra, ma anche del clima psicologico delle nostre percezioni.

(per approfondimenti vedere il mio precedente articolo Meteorologia e riscaldamento globale, ndt).

David Ropeik è un istruttore presso la Harvard School of Continuing Education.

SETI@home, un'opportunità per la razza umana.

Il 21 maggio prossimo per me sarà una data importante, infatti saranno dieci anni che partecipo al progetto http://setiathome.berkeley.edu/.
Cos’è il progetto SETI@home? È una iniziativa di ricerca mondiale che sfrutta i tempi morti dei computer connessi ad Internet per analizzare le ricezioni  di grandi radiotelescopi che abbiano montato un hardware particolare che non interferisce con i normali programmi di ricerca e di studio, il SERENDIP IV SETI, il programma  di ricerca si propone di monitorare la banda delle microonde intorno ai 21 cm di lunghezza d’onda (tra 1,4 e 1,6 GHz) alla ricerca di segnali radio provenienti da civiltà extraterrestri che si presume siano in possesso di una opportuna tecnologia radio che gli consenta di comunicare con noi (vedi i precedenti post Dove sono l’omini verdi… ).
In un mondo individualista dove la memoria si annebbia già alla colazione precedente, tutto ciò che non porta a risultati immediati e tangibili subito tende ad essere bandito, così come nella ricerca pura ci si attendono troppo spesso dei risultati addirittura prima che questa abbia  avuto inizio. Questa quindi non è più ricerca, è pianificazione e tutto ciò che si allontana dalla stupida e illogica concezione capitalista tende ad essere accantonato, come è successo al vecchio programma SETI, come ora sta purtroppo succedendo con lo Space Shuttle (accusato di essere troppo costoso), alla ricerca sui farmaci per le malattie rare etc.
Ritengo invece importante questa ricerca perché comunque vada potrà determinare il futuro dell’intera razza umana dimostrando che non siamo l’unica forma di vita senziente in quest’angolo di universo e conseguentemente ponendo le basi per una profonda riflessione spirituale su cosa è l’Uomo senza gli inutili e pericolosi orpelli con cui le religioni  si sono ammantate, dogmi dannosi che hanno l’unico scopo di negare la libertà di pensare agli uomini. Qualora il progetto SETI@home dovesse essere un fallimento, un’altra riflessione filosofica si renderebbe comunque urgente: vista la rarità delle forme di vita senzienti in quest’angolo di universo e su questo pianeta, è giusto continuare a sfruttarlo indiscriminatamente come facciamo portandoci sull’orlo dell’estinzione? Non sarebbe meglio ripensare alla reale necessità per l’umanità di parametri stolti come  il dogma della crescita del PIL? Spesso quando sento parlare i vari economisti mi domando se siamo davvero noi umani la razza senziente di questo pianeta o se piuttosto convenga attribuire questo titolo ai piccioni.
Comunque vada il progetto SETI@home, un motivo per riflettere seriamente sul nostro futuro c’è; come diceva il Drake: «la mancanza dell’evidenza non significa l’evidenza della mancanza»
Proprio per questi motivi ho deciso di dedicare questa macchina 24h su 24 al progetto SETI@home e di fare una mia modesta donazione all’Università di Berkeley quale dono per il mio compleanno.

Difesa Servizi SpA

Rispondoad un’amica di questo blog riproponendo una mia nota che pubblicai suFacebook il 30 dicembre del 2009, il cui contenuto è più che mai ancoraattuale. Buona lettura.

Dopo la spazzatura militarizzata di Napoli  questo governo ha reso tutto ilterritorio italiano disponibile per piazzare inceneritori, centralielettriche a combustibile fossile e (d’ora in poi) nucleare in barba airegolamenti di tutela ambientale, paesaggistica e della saluteregionali, siano essi regionali provinciali e nazionali.

Quello che più mi angoscia di questa finanziaria non è lo scudo fiscale o la possibilità di rivendere i beni confiscati alla criminalità organizzata con battiture d’asta. No, quello che mi toglie il sonno è la creazione della “Difesa Servizi S.p.A.” che dovrebbe prendere in gestione i beni e servizi del nostro Ministero della Difesa. Cito dalla proposta di modifica al disegno di legge originario:
“Il Ministero della difesa, nel rispetto del codice dei beni culturali e del paesaggio, allo scopo di soddisfare le proprie esigenze energetiche, nonché per conseguire significative misure di contenimento degli oneri connessi e delle spese per la gestione delle aree interessate, può affidare in concessione o in locazione o utilizzare direttamente, in tutto o in parte, i siti militari, le infrastrutture e i beni del demanio militare o a qualunque titolo in uso o in dotazione alle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, fatti salvi i diritti dei terzi, con la finalità di installare impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell’energia, della sicurezza e dell’affidabilità del sistema, nonché della flessibilità e della diversificazione dell’offerta, nel quadro degli obiettivi comunitari in materia di energia e ambiente…Consentirà di snellire le procedure attualmente in vigore in materia di compravendita permuta e impiego industriale delle aree di interesse per la produzione di energia”.
In spregio ai cittadini questo mostro è stato voluto da Ignazio La Russa e dal sottosegretario Guido Crosetto: questa S.p.A., le cui quote saranno interamente in mano al ministero e a otto consiglieri d’amministrazione scelti dal ministro, avrà anche l’ultima parola sulla nomina dei dirigenti.
Qesta società potrà spendere ogni anno cifre che oscillano tra i 3 e i 5 miliardi di euro senza rispondere al Parlamento o a organismi di controllo del bilancio. Avrà un portafoglio immobiliare ‘da valorizzare’ pari a 4 miliardi. Denaro che passa di colpo dalle regole della pubblica amministrazione a mani private, che ripeto agirà in deroga a tutti i controlli dei cittadini sulla materia “energetica”, ma che poi in un ipotetico domani potrà decidere di intervenire militarmente dove interessi di terzi, non dell’Italia (art. 11 della Costituzione), possano essere messi in pericolo, come i pozzi Eni a Nassiriya o un domani in Nigeria ai pozzi sul delta del Niger.