NASA – NASA’s Hubble Captures First Images of Aftermath of Possible Asteroid Collision.
Autore: Umby
Growing galaxies gently
Energia solare per i campi militari Usa. I petrolieri però minacciano l’ambiente con una nuova legge | L’Elettronica Open Source
2010 TD54 vicino non conta…
Domani 12 ottobre ci passerà accanto un asteroide di appena 7 metri di diametro ad una distanza compresa tra i 50 e i 65 mila chilometri. Il suo nome è 2010 TD54 [1], ed è uno degli innumerevoli corpi celesti minori che ogni tanto ci sfiorano durante la loro orbita, che potete vedere a questo link.
Sicuramente i media tradizionali domani ci ricameranno sopra qualcosa, i soliti catastrofisti dell’era moderna avranno qualcosa su cui discutere, gli astrologi forse daranno la colpa all’oscuro pianetino di aver fatto sballare le loro carte astrali.
Comunque non preoccupatevi, con appena 7 metri di diametro, in caso di impatto con la nostra atmosfera questo verrebbe completamente disintegrato senza diventare pericoloso, sarebbe solo un’altro dei tanti bolidi che vediamo solcare l’aria di tanto in tanto.
103P/Hartley2, storia di una macchiolina verde
Doppio ammasso di Perseo: notate la macchiolina verde, magnitudine totale stimata di 10.3 [1], lì sopra a NGC869 (quello sotto è NGC884)? Le sue coordinate sono in ascensione retta 02 11 26.04 e declinazione +56 45 04.2 (grado più, grado meno).
Bene, per fotografarla non sono dovuto andare troppo lontano, ero in giardino, protetto dai lampioni al sodio dell’illuminazione stradale dalla mia casa e da alti pini dalle luci della città più vicina a nord. Praticamente vedevo solo una striscia di cielo dominata da Cassiopea.
Non ho una strumentazione astronomica, non l’ho mai avuta, nonostante la mia innata passione del cielo. Per questa fotografia ho usato una comune reflex digitale Canon EOS 1000d, non una macchina al top, ma che mi consente di interfacciarla con un comune pc portatile via USB per le operazioni di messa a fuoco manuale e per lo scatto, su un comune, banale e poco costoso cavalletto fotografico. L’obiettivo è il Canon EF-S 55-250/4-5.6 IS, usato alla lunghezza focale di 214 mm, focale 5,6 a 1600 ISO.
La foto è stata ottenuta sommando 13 esposizioni di 3,2 secondi ciascuna per un totale di 41,6 secondi elaborati con il programma freeware Iris.
La necessità di dover ricorrere a pose molto brevi è stata dettata soprattutto dall’uso di una montatura non motorizzata per evitare il più possibile l’effetto delle strisciate dovuto alla rotazione terrestre, u n po’ di mosso è stato inevitabile, ma comunque lo reputo accettabile per questa ripresa.
Questa è la filosofia hacker applicata all’astrofotografia, ossia tirare fuori il massimo da pochi mezzi. L’obiettivo non è pensato per la fotografia astronomica, ma ha fatto il suo dovere, il cavalletto non motorizzato ha retto la macchina fotografica senza tentennamenti nonostante l’inquadratura fosse quasi allo zenit, e il portatile non si è scaricato sul più bello. In compenso, mi sono buscato un po’ di freddo e di umidità… ma ne è valsa la pena, che dite?
[1] ephemeris
Riscaldamento globale o cambiamento climatico?

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Osservate questa immagine
Il Sahara e il clima con i suoi 9400 km2 è il più grande deserto della Terra, ma non è sempre stato un deserto: il clima del Sahara ha subito un’enorme variazione passando da un clima umido a uno estremamente secco più volte negli ultimi 100 mila anni. Durante l’ultima era glaciale, il Sahara era ancora più grande di quanto lo sia oggi. La fine del periodo glaciale portò più pioggia nel Sahara, nel periodo tra l’ 8000 aC e il 6000 aC, probabilmente a causa dell’instaurarsi di aree di bassa pressione dovute allo scioglimento dei ghiacciai europei. . |
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- estensione dei ghiacci artici 2007- 2010 1
Il 19 settembre, il ghiaccio marino artico ha raggiunto il suo minimo per il 2010, una superficie di 4,60 milioni di chilometri quadrati.
Il National Snow and Ice Data Center (NSIDC) ha riferito che nel 2010 il ghiaccio marino artico ha raggiunto il terzo valore più basso mai registato (Il minimo storico è del 2007, con una superficie di 4,13 milioni chilometri quadrati)
Il contorno giallo è la media della minima estensione del ghiaccio di mare raggiunta nel periodo 1979-2000. Rispetto alla media di lungo periodo, il ghiaccio del Mare del Nord tra l’Alaska e la Siberia orientale è stato particolarmente ridotto nel 2010.
Questa è una delle prove più tangibili che sia in atto un processo di cambiamento climatico nella nostra atmosfera. L’origine di questo fenomeno è tutt’ora motivo di dibattito.
C’è chi accusa le attività umane di essere le principali responsabili del cambiamento come molti ambientalisti e l’ex vicepresidente americano Al Gore, c’è chi parla di ciclicità naturali come molti altri scienziati climatologi, o c’è chi insieme alle cause più naturali tipo l’attività solare, l’albedo della superficie del pianeta etc. unisce la sconsideratezza di alcune attività umane, come inquinamento atmosferico, deforestazione etc., come ad esempio faccio io.
Questo non è tenere un piede su due staffe, e ve lo spiego.
Le cause naturali responsabili che possono provocare un cambiamento climatico importante sono tante e le variabili in gioco sono praticamente infinite e tutte interconnesse intimamente tra loro.
Abbiamo iniziato a comprenderle solo da pochi decenni: la circolazione termoalina degli oceani, la composizione atmosferica e i fenomeni vulcanici, la percentuale di luce riflessa dalle nubi, dal suolo, dal mare e dalle calotte polari, la desertificazione naturale e quella prodotta dall’uomo…, tutte singole voci che possono sembrare insignificanti o esagerate a seconda di quello che si vuole osservare, ma che invece dovrebbero essere scientificamente valutate assieme, e non indicate ora questa ora quella come responsabile di tutti i mali del mondo o la panecea per essi.
Ad esempio, le ipotesi che indicavano un calo dell’irradiazione solare durante i periodi di minima attività solare, potrebbe essere ridimensionate stando a questi studi, inficiando i modelli teorici sul clima fin qui studiati. Questo indica che su un tema così delicato è impossibile fare previsioni certe e che le certezze (per alcuni) invalicabili di oggi, domani potrebbero non esserlo più alla luce di nuove informazioni. D’altronde questo è il bello della Scienza.
La prossima volta che vi sentirete dire che il cambiamento climatico in atto è una bufala degli scienziati catastrofisti o un complotto malthusiano per sterminare tre quarti della popolazione mondiale, ricordatevi di questa immagine.
Fonte: http://earthobservatory.nasa.gov/IOTD/view.php?id=46282
Спутник, Compagno di viaggio
Prendete una pallina di alluminio di 58 cm di diametro e che pesa circa 84 kg, con su quattro antennine di quasi tre metri che mandano un solo segnale radio su due distinte frequenze di 20 e di 40 Mhz: “bip… bip… bip…” per 22 giorni, mettetela in orbita ellittica con un perigeo di 224km e un apogeo di 947 km e avete ottenuto lo Sputnik 1, con 53 anni di ritardo.
Sono passati ben 53 anni dal lancio del primo satellite artificiale che ha inaugurato l’era moderna, quella che ci vuole protagonisti nel cosmo.
Adesso i satelliti artificiali ci sono familiari, sono una parte dominante della nostra quotidianità: i telefoni, la televisione, i geolocalizzatori che abbiamo in auto o in tasca, Internet… non esisterebbero, o sarebbero molto diversi da come li conosciamo oggi.
Ma allora non era così: dieci anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, erano solo due le nazioni che potevano impegnarsi in un programma costoso e prestigioso che conduceva allo spazio: l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America.
Il primo round lo vinsero i sovietici, ma l’obbiettivo più grande, quello di portare un uomo sulla Luna lo vinsero gli americani appena 12 anni dopo.
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Gliese 581g e il principio deduttivo
Non avevo ancora posato la penna dopo aver parlato della Legge di Moore dei pianeti (così era stato ribattezzato lo studio statistico sulla scoperta di un pianeta abitabile entro il 2011) e della regione Riccioli d’oro (in inglese Goldilocks zone) [1], che il team di astronomi guidato da Steven Vogt annunciava al mondo di aver scoperto un pianeta all’interno della fascia Riccioli d’oro della stella Gliese 581 usando lo spettrometro HIRES all’osservatorio Keck (Hawaii).
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I pianeti scoperti in realtà sono due, portando il totale dei pianeti del sistema stellare Gliese 581 a ben sei pianeti di cui quattro già noti. Uno ha una massa sette volte quella terrestre con un periodo di 433 giorni è il più esterno, con un’orbita il cui semiasse maggiore è di 0,758 unità astronomiche (113 milioni di chilometri dalla stella) chiamato per definizione Gliese 581f, e l’altro, quello che più ha destato scalpore, è stato chiamato Gliese 581g.
Gliese 581g invece ha un’orbita molto più vicina al suo sole, solo 0,146 unità astronomiche (21 -22 milioni di chilometri), che però per Gliese 581 rappresentano più o meno la zona Riccioli d’oro.
Infatti la stella è molto più piccola del nostro Sole e molto più debole: è una nana rossa la cui luminosità nello spettro visibile rappresenta appena lo 0,2% di quella del Sole. Ma Gliese 581 irradia principalmente nel vicino infrarosso, con il picco emissione alla lunghezza d’onda di circa 830 nanometri, per cui applicando le dovute correzioni bolometriche, si scopre che la stella emette l’1,3% del Sole. Per questo infatti la zona Riccioli d’oro è così vicina alla stella – e rende Gliese 581g un posto molto buio per noi terrestri.
Gliese 581g ha un periodo orbitale di 36,6 giorni [2], percorrendo la sua orbita a circa 43 km/sec. Questo comporta che quasi sicuramente (anche se su questo non v’è certezza, ndr) la sua rotazione (il suo giorno) sia sincrono con la sua orbita, avendo così un emisfero perennemente rivolto alla stella e l’altro perennemente al buio. Se così fosse, la sua eventuale atmosfera potrebbe dare origine a violente tempeste lungo il terminatore del pianeta, ma anche qui siamo sul campo di mere speculazioni scientifiche.
Sì, perché a parte l’orbita e la massa (con un certo grado di incertezza) del pianeta e della sua composizione, atmosfera, periodo di rotazione, non sappiamo assolutamente niente.
Si suppone che Gliese 581g abbia una massa che parte da 3,1 a 4,3 volte quella della Terra e un raggio che va da 1,3 a 1,5 volte la Terra, se fosse un pianeta prevalentemente roccioso, 1,7-2,0 volte la Terra, se fosse prevalentemente composto da acqua ghiacciata; ossia abbiamo un grado di incertezza che porta a stimare il raggio del pianeta da 1,3 a 2,0 volte quello della Terra.
Questo porta a ritenere che la gravità superficiale del pianeta oscilli tra 1,1 e 1,7 volte della Terra, in grado perciò di trattenere un’atmosfera, magari più densa di quella terrestre.
Ma queste, ripeto, sono solo ipotesi, ricavate unicamente dai parametri orbitali, quindi supporre che abbia una atmosfera, ospiti o possa mai ospitare forme di vita aliena, semplicemente ancora non lo sappiamo, forse lo scopriremo con la prossima generazione di telescopi o forse no.
Finché non avremo la possibilità di osservarne lo spettro direttamente e magari fotografarlo sarà difficile dare una risposta: comunque io me lo immagino come nel disegno, molto scuro, un bel marrone scuro, perché se davvero ospitasse la Vita, questa avrebbe la necessità di catturare tutta l’energia emessa dalla sua fredda stella.
Crediti: The Lick-Carnegie Exoplanet Survey: A 3.1 M_Earth Planet in the Habitable Zone of the Nearby M3V Star Gliese 581
di Steven S. Vogt, R. Paul Butler, Eugenio J. Rivera, Nader Haghighipour, Gregory W. Henry, Michael H. Williamson
fonte: http://arxiv.org/abs/1009.5733
[1] A quando il Primo Contatto?
[2] così io ad esempio avrei circa 438 anni gliesani
Trova pianeta abitabile e mettilo su Wikipedia… « TuttiDentro
Hello… Gliese 581

Credit: National Science Foundation / Deretsky Zina
Mentre mi documento e studio i dati sulla scoperta di Gliese 581f e Gliese 581g (il PDF in inglese lo trovate a questo indirizzo) per ricavarne qualcosa di più sostanzioso di un copia&incolla qualsiasi vi lascio con questa piccola chicca, non è un granché,ma lo sapevate che…
Nell’ottobre 2008 dei membri del social network Bebo inviarono una trasmissione radio ad alta potenza in direzione di Gliese 581 c (uno dei sei pianeti di Gliese 581), usando il radiotelescopio RT-70 dell’Agenzia spaziale Ucraina. Questo messaggio raggiungerà Gliese 581 nel 2029 Per sapere una risposta dovremo aspettare fino al 2049.




