DNA alieni in laboratorio

Tantissime persone sono ancora convinte che il loro carattere, il loro aspetto o perfino il  futuro sia scritto lassù, fra le stelle, e che nel loro errare nel cielo lungo l’eclittica i pianeti facciano la differenza tra una vita mediocre e una piena di soddisfazioni. Non è così, non esiste alcun nesso tra le diverse stelle che creano i disegni nel cielo che chiamiamo costellazioni, il vagabondare quasi meditabondo dei pianeti lungo la loro orbita e il nostro aspetto fisico.
Semmai il colore degli occhi, della pelle o dei capelli è scritto in un polimero che è presente nel nucleo di tutte le cellule che compongono il  nostro corpo e che guida tutta la nostra vita dal concepimento fino alla morte.

Rappresentazione grafica di una molecola di DNA

Questo polimero si chiama acido desossiribonucleico – per gli amici DNA – ed è una lunga catena composta da un gruppo fosfato, il deossiribosio (un tipo di zucchero) e una base azotata che si lega al deossiribosio. Le basi azotate nella molecola di DNA sono quattro: adenina, guanina, citosina e timina. Si possono considerare come le uniche quattro lettere dell’alfabeto con cui è scritto ciò che siamo.

Ora provate a sostituire lo zucchero, il deossiribosio con un altro tipo di zucchero completamente diverso 1. Otterrete qualcosa di altrettanto efficace del DNA per contenere informazioni e duplicarle ma comunque completamente diverso che – almeno su questo pianeta – non esiste in natura, uno XNA (xeno-nucleic acids), come lo hanno battezzato i ricercatori che lo hanno realizzato.
Adesso il gruppo di ricercatori guidati da Vitor Pinheiro del Medical Research Council di Cambridge, in Gran Bretagna, sono riusciti a copiare una sequenza di XNA in una sequenza complementare di DNA che servirà per assemblare un nuovo filamento di XNA uguale a quello di partenza. In questo modo è stato possibile replicare intere sequenze di XNA con oltre il 99% di accuratezza.
Essere riusciti a duplicare le informazioni contenute nel XNA è una tappa fondamentale della ricerca biologica per capire come sia nata la Vita: la perpetuazione dell’informazione genetica è alla base dell’evoluzione e, ovviamente, della Vita.
Tuttavia, questi acidi xenonucleici necessitano ancora di una interazione con il DNA per  replicarsi, un passo che uno scienziato indipendente alla ricerca, ha detto ancora cruciale, per creare la vera vita sintetica.

Le possibili ricadute in campo medico, scientifico o nella bioingegneria sono infinite, così come nella ricerca di biochimiche diverse da quelle sviluppate sulla Terra che invece possono essersi sviluppate su altri mondi.

Cambiando quindi gli zuccheri, l’informazione non cambia, semmai può evolvere!

Fonti: http://www.sciencenews.org/view/generic/id/340076/title/Synthetic_heredity_molecules_emulate_DNA
http://www.sciencemag.org/content/336/6079/341.abstract?sid=82fb19c9-c9a2-4fd9-b1e0-4c80570740df 


Canon Hack Development Kit (seconda parte)

Scrivere una recensione completa di CHDK richiederebbe senz’altro  un libro, mi limito qui solo a illustrare le caratteristiche che ritengo più importanti per un uso scientifico.

Canon Powershot A650is

La possibilità di memorizzare le immagini in formato RAW non compresso è forse uno dei punti di forza di questo firmware esteso.
Il formato RAW per le sue peculiari caratteristiche di elaborazione, di solito viene reso disponibile dal produttore solo nelle fotocamere di livello più alto, macchine che possono essere troppo costose per l’uso didattico nelle scuole o per molti semplici amatori.
Il normale formato JPEG, che rimane comunque abbastanza fedele per un uso normale, consente di memorizzare molte immagini in  poco spazio a scapito di una certa perdita di informazioni dovuta alla compressione dell’immagine. Questo purtroppo non è affatto sufficiente per un uso scientifico dell’immagine.
Il RAW invece riporta fedelmente quanto è stato registrato direttamente dal sensore CCD, a scapito  di un maggiore spazio occupato dall’immagine. In questo modo è possibile una elaborazione successiva più spinta, oppure la lettura del valore assoluto di determinati pixel nell’immagine per analisi statistiche, più deboli particolari che nella compressione JPEG vengono irrimediabilmente persi  etc.
Ovviamente CHDK consente di scegliere tra i due formati. Il RAW prodotto da CHDK però non è leggibile nativamente dai software classici come Adobe Photoshop o Gimp 1, questo perché il costruttore non rilascia le caratteristiche del flusso dati in uscita dal sensore CCD.
Anche se l’ADC usato in molte Powershot è a 12 bit,  il RAW prodotto da CHDK è a 10 bit perché i 2 bit meno significativi non sono collegati (conterrebbero solo il rumore del sensore). Questo significa che in RAW sono comunque disponibili 2^10 livelli di colore per ogni pixel, cioè 1024 gradi di tonalità diversi. Non è comunque male!

Un’altra caratteristica importante in astronomia è la possibilità di utilizzare tempi molto lunghi per lo scatto. Questo è possibile sia attraverso la programmazione di script eseguibili inseriti nella scheda SD in una apposita cartella o per mezzo di circuiti pilota via porta USB, come avviene nelle fotocamere di fascia alta con lo strumento per lo scatto remoto. Questa capacità unita alla possibilità di registrare immagini in formato RAW trasforma queste fotocamere in potenti strumenti di ricerca scientifica a basso costo.

Inoltre la facoltà di programmare la fotocamera attraverso dei semplici script eseguibili 2 apre infiniti scenari di impiego: è possibile ad esempio fare in modo che la fotocamera scatti immagini a intervalli prestabiliti, fare in modo che si adatti automaticamente alle variazioni di luminosità ambientale o che addirittura possa scattare un’immagine solo quando il sensore CCD rileva un movimento nel campo inquadrato 3.
Questa è probabilmente la killer application di CHDK: la capacità di eseguire script all’interno della fotocamera senza alcuna necessità di essere pilotata da un computer esterno. Si può così controllare la fotocamera anche per giorni se necessario in maniera del tutto automatica, basta assicurarle una fonte di energia esterna sufficiente.

Il bello è che CHDK e i  suoi programmi risiedono nella stessa SD delle foto e che tutto il firmware viene caricato nella memoria RAM interna della fotocamera, senza sovrascrivere alcunché del firmware originale 4. Basta spegnere la fotocamera e togliere la schedina che questa torna normale, senza invalidare la garanzia!
Se non si ha dimestichezza con le  tecniche di programmazione, niente paura! dal sito web di CHDK sono disponibili decine di script già testati e funzionanti, oppure si può chiedere assistenza sul forum del celebre firmware.

La prossima volta parlerò delle tecniche di ripresa astronomica che si possono fare con questi gioiellini. Restate sintonizzati!

Canon Hack Development Kit (prima parte)

 

Avaro Aprile!

Umby

Questo mese si sta rivelando decisamente un’occasione sprecata per le osservazioni del cielo.
Il fantastico transito di Venere sulle Pleiadi, l’opposizione di Saturno proprio di ieri o l’occasione di osservare il bizzarro fenomeno dell’Ombra di Venere appare dissolversi come lacrime nella pioggia 1.
Anche l’appuntamento con il famoso sciame meteorico delle Liridi 2 pare sfumare, tanto più che quest’anno avveniva senza il bagliore lunare a dar fastidio.

A parte il 25 Aprile 3 che promette di essere un pelino meglio, il maltempo e la pioggia faranno da padroni di questo secondo scorcio di mese ….
piove! mondaccio ladro!


Dopo il disastro nucleare il Giappone riparte dal solare

Mentre da noi un gruppuscolo di intellettualoidi che evidentemente non conosce il significato della parola “democrazia” vuole abrogare il referendum contro l’impiego dell’energia atomica in Italia, il Giappone cambia completamente registro e si appresta a varare una centrale fotovoltaica da 70 MW.

Immagine (da sinistra a destra) Mappa del nell'isola meridionale di Kyushu, in Giappone (posizione del sito indicato dal punto rosso), e aerea di posizione del sito: Photo
Mappa dell’isola meridionale di Kyushu, in Giappone, e l’immagine aerea del sito – Credit: Kyocera C.

Sono passati 13 mesi (per l’Italia un attimo, per i giapponesi quasi un’eternità) e il Giappone si è prontamente sollevato dalle rovine del disastro nucleare di Fukushima e cambia rotta nella sua – già diversificata – produzione energetica.

Il 10 aprile tre diverse società, la Kyocera Corporation, la IHI Corporation e la Mizuho Corporate Bank, Ltd.  hanno annunciato un accordo per la costruzione di un impianto fotovoltaico nel sud del Giappone da 70 megawatt e per approfondire lo studio di un modello di sviluppo per la produzione energia solare.

Immagine (da sinistra a destra) Mappa del nell'isola meridionale di Kyushu, in Giappone (posizione del sito indicato dal punto rosso), e aerea di posizione del sito: Photo
Rappresentazione artistica della centrale – Credit: Kyocera C.

Il gigantesco complesso sarà costruito a Kagoshima City, nella prefettura di Kagoshima, unendo le competenze delle tre società nei loro diversi campi: la Kyocera sarà responsabile per la fornitura del 100% dei moduli solari e di una parte nella costruzione e manutenzione del sistema  utilizzando i suoi oltre 35 anni di esperienza nel settore solare; la IHI, già proprietaria del terreno, parteciperà attivamente alla gestione del progetto e nella promozione delle energie rinnovabili, mentre la Mizuho CB applicherà le sue competenze per elaborare un piano di finanziamento per il progetto.
Tutto questo sfocerà in una società che avrà l’incarico di gestire l’economia del mega-impianto solare di cui la Kyocera sarà il maggiore azionista.

Il sito previsto della centrale elettrica solare è di circa 1.270.000 m 2 di terreno inutilizzato per un costo totale stimato di circa 25 miliardi di yen, poco più di 235 milioni di euro. I lavori di costruzione dovrebbero iniziare a luglio di quest’anno.
Per l’impianto verranno usati circa 290.000 moduli solari policristallini prodotti dalla stessa Kyocera, per una capacità di produzione di 70MW,  il più grande impianto di energia solare giapponese.
L’energia elettrica soddisferà i bisogni di circa 22.000 famiglie e consentirà di risparmiare l’emissione di almeno 25.000 tonnellate di CO2 all’anno.

Questo gigantesco impianto fotovoltaico è stato costruito per aiutare a risolvere i problemi di potenza energetica del Giappone causate dagli effetti del grande terremoto del Giappone orientale e per dare un contributo alla tutela ambientale, compresa la riduzione delle emissioni di CO2.


fonte: http://global.kyocera.com/news/2012/0403_kara.html

Un tranquillo massimo minimo

Il Sole il 10 aprile 2012 - Credit: NASA/SOHO

Guardate questa foto del Sole di oggi: non vi sembra un po’ spoglia?
Nonostante le stupende eruzioni e le meravigliose aurore che questo ciclo solare ci ha finora regalato in questa fase di ripresa del ciclo solare iniziato nel 2008 e che ormai dovrebbe raggiungere il culmine l’anno prossimo, questa foto mostra una superficie Solare curiosamente sgombra dalle solite macchie che dovrebbero essere presenti in questa fase.
Certo è che finora l’attività solare è stata comunque insolitamente bassa, tanto che forse il Ciclo Solare 24 passerà agli annali come fra i più deboli mai registrati, il che forse è un bene, visto che le eruzioni solari hanno lo spiacevole effetto collaterale di riscaldare gli strati superiori della nostra, purtroppo febbricitante, atmosfera.

Auguri a tutti, Buona Pasqua!

La Pasqua per i Cristiani è il Giorno della Resurrezione, la liberazione dal Mondo dei Morti di Gesù e la nascita di una nuova speranza, una nuova vita, come un pulcino che esce dalla prigione e le tenebre del guscio.

In questi giorni mi sento pigro, quasi svogliato.
Un po’ come i bambini che ad aprile sbirciano la finestra dell’aula per vedere il cielo di nascosto al severo insegnante pregustando la campanella che li farà risorgere nella loro gioiosa natura di bambini.
Sento il peso di questo momento non particolarmente bello che sta attraversando il mio Paese che rischia di esplodere in una guerra – l’ennesima – tra poveri che si contendono il poco che è rimasto dopo le razzie che una classe dirigente vecchia e corrotta ha compiuto in questi anni.
Ma voglio per l’ennesima volta essere ottimista, voglio pregare e sperare che questa volta sia diverso, che dopo aver toccato il fondo e scavato ancora per anni, finalmente si ritrovi una cima per risalire.

Prego che giunga finalmente la Pasqua  per qli ultimi di questo mondo, coloro che soffrono ingiustamente il peso di quella parte di mondo sempre più ricca, esigente e spregiudicata che finora li ha derubati della dignità di esseri umani.

Prego che sia Pasqua per questo Mondo e per tutte le sue Creature Viventi, perché senza di esse anche noi cessiamo di esistere.

Venere e Pleiadi: un abbraccio storico

Credit: Gianluca Masi http://virtualtelescope.bellatrixobservatory.org

Il famoso incontro di Venere con M45 (Pleiadi) poi c’è stato, anche se per molte località d’Italia, compresa la mia, non è stato possibile vederlo.
Dopo l’iniziale attacco di rabbia diretto alle avverse condizioni meteorologiche del 3 aprile 1, me ne sono fatto una ragione e mi sono guardato intorno.
“È mai possibile che nessuno abbia fotografato lo storico momento?”

Credit: Il Poliedrico

Tanto più che quest’occasione si ripresenterà solo fra otto anni,  come potete vedere nella proiezione qui accanto  e solo fino al 2036, quindi ancor di più unica a meno che non si abbia la pazienza di aspettare almeno altri 25786 anni, sempre che non cambi qualcosa nel frattempo, il che può anche essere.

Infatti, eccola qui.
Una splendida fotografia realizzata dall’ottimo Gianluca Masi, che ringrazio per avermene concesso l’uso, mostra Venere il 3 di aprile mentre si staglia nettamente sulle Pleiadi.

Non è certo come aver visto il magico momento di persona, ma pur sempre meglio di niente.

ps. Speriamo che fra otto anni sia sereno …

Fonti rinnovabili a rischio in Italia?

Una ottusa visione (quasi ottocentesca) del problema energetico italiano rischia di compromettere i buoni – ma ancora scarsi – sforzi per introdurre le fonti energetiche rinnovabili nel nostro Paese. Intanto, una falange di filonuclearisti chiede con insistenza all’attuale Governo Italiano di dichiarare nullo il parere dei Cittadini espresso nel refendum dello scorso anno 1.

Umby

Tutto ebbe più o meno inizio dopo il primo referendum antinuclearista italiano nel 1987, quando sotto  l’onda emotiva del Disastro di Černobyl’ gli italiani scelsero di abbandonare la via dell’energia atomica quale fonte energetica.
A quel punto lo Stato Italiano per mezzo dell’Enel 2 decise di costruire – o riconvertire come nel caso di Montalto di Castro (Viterbo) – nuove centrali a policombustibile che, unite a quelle preesistenti, alle centrali idroelettriche e geotermiche, adesso arrivano a un volume di energia di picco teorici di 95-100 GW  contro i 30-40 GW consumati quotidianamente in Italia [1.   ].
In Italia si è investito troppo in impianti a cicli combinati: circa 25 miliardi di euro, nonostante che già fosse evidente in ambito accademico fin dagli anni ’80 la necessità di limitare il ricorso alle fonti di combustibile fossile e che nel 1997 venisse approvata l’intesa del protocollo di Kyōto 3.
Con l’aggiunta di circa 30 TWh dalle risorse rinnovabili generate dall’eolico, biomasse e fotovoltaico (circa il 10% del consumo lordo totale) alla produzione tradizionale, l’offerta di energia adesso è spaventosa. Mentre però gli impianti più vecchi sono ancora incentivati con la delibera Cip6 4, gli impianti più nuovi per ripagarsi gli investimenti dovrebbero funzionare circa 4-5mila ore l’anno, invece ne stanno funzionando, quando va bene, 3mila 5.

I dati forniti dal GME (Gestore Mercati Energetici)  indicano che una volta c’erano due picchi nel prezzo dell’energia, uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20.
Adesso il picco mattutino è scomparso – grazie anche al fotovoltaico che in quelle ore raggiunge il massimo dell’efficienza giornaliera – mentre il prezzo si impenna proprio durante il picco serale, due volte il costo medio del primo pomeriggio e fino a quattro volte quello notturno. Il perché è presto detto: i produttori cercano di compensare il minor costo che ha l’energia durante il giorno per rientrare delle spese.
Un modo per ridurre il costo del picco serale ci sarebbe, ma questo viene sottoutilizzato (meno di un quarto rispetto a soli dieci anni fa), altrimenti gli impianti a policombustibile lavorerebbero ancora meno: si tratta dei pompaggi idroelettrici 6. In questo modo, il costo del picco serale potrebbe essere abbattuto dalla maggiore offerta di energia derivata dall’idroelettrico.
C’è da dire per correttezza di informazione che i pompaggi rendono solo il 70% dell’energia spesa per spostare l’acqua dal basso verso l’alto, mentre di notte una centrale a policombustibile può essere spenta o fatta funzionare al minimo. Il costo del combustibile rappresenta più del 70% del costo complessivo del KWh, rendendo di fatto economicamente sconveniente il ricorso ai pompaggi idroelettrici notturni.
Solo se il costo energetico del KWh dovesse ancora scendere per l’effetto della produzione eolica o delle centrali a biomasse – che funzionano anche di notte –  potrebbe tornare in questo caso conveniente ricorrere ai pompaggi. L’unico grande problema è che la maggior parte dei bacini idroelettrici è nel nord Italia mentre i più grandi impianti eolici sono nel sud del paese.

Il problema italiano quindi adesso è chiaro:
la mancanza di un piano energetico nazionale a lungo termine (20 – 50 anni) stilato da autorevoli e indipendenti studi non c’è, non è mai stato voluto e ancora qualcuno ha interesse che non ci sia. Abbiamo – come italiani – sul groppone infelici scelte energetiche che hanno investito troppo sui combustibili fossili tradizionali e che adesso si devono ripagare. Inoltre lo scherzo delle paroline “e assimilate” ha dirottato almeno il 75% dei fondi stanziati per lo sviluppo delle energie rinnovabili 7  8 per tutti questi anni verso qualcosa che non è mai stato nello spirito per cui la delibera Cip6 era stata pensata, costringendo poi i Governi a rifinanziare altri incentivi per queste risorse preziose 9.
Prima si studi, si pianifichi e si attui un piano energetico nazionale serio e di lungo respiro che tenga conto delle innovazioni tecnologiche nel settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico come vincoli portanti.
Se poi quindi si rende necessario rivedere anche i meccanismi di incentivazione presenti nella bolletta elettrica per offrire nel frattempo un reale risparmio ai cittadini, ma anche al Paese, che per prima si tolgano le due famigerate paroline dall’impianto Cip6.


fonti:
http://qualenergia.it/articoli/20120329-ecco-chi-danno-fastidio-le-rinnovabili
http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/7333-referendum-nucleare-veronesi-monti
http://ilpoliedrico.com/
http://it.wikipedia.org

Antichi pianeti e nuovi dilemmi

Il bello nella ricerca scientifica è che non c’è posto per le certezze assolute e che le sorprese – sempre gradite anche quando possono sembrare imbarazzanti – posso arrivare anche da dove si suppone che non ci possa essere niente di interessante da scoprire.
Il mio plauso va agli autori della scoperta, alcuni dei quali sono italiani, tutti in attività all’estero: Veronica Roccatagliata (responsabile della survey, dell’Osservatorio dell’Università di Monaco), Davide Fedele (della Johns Hopkins University, a Baltimore), Anna Pasquali ed Elisabetta Caffau (entrambe dell’Università di Heidelberg, in Germania).

HIP 11952 - Credit: http://simbad.u-strasbg.fr

Finora si era sempre supposto che un sistema planetario non si sarebbe potuto formare – o comunque sarebbe stato molto difficile – attorno a una stella con una bassissima percentuale di metalli.
Eppure una anonima stellina come ce ne sono tante altre ha mostrato che anche le stelle molto vecchie come lei possono ospitare un sistema planetario.

Infatti HIP11952 1 è una debole stellina grande 1,6 volte il Sole pur pesando il 20% in meno, con dei pianeti che le orbitano attorno: HIP 11952b e HIP 11952c.

Nome HIP 11952 b HIP 11952 c
Anno della scoperta 2012 2012
Massa (Giove=1) 2.93 (± 0.42) 0.78 (± 0.16)
Semiasse maggiore UA 0.81 (± 0.02) 0.07 (± 0.01)
Periodo orbitale (giorni) 290 (± 16.2) 6.95 (± 0.01)
Ecentricità 0.27 (± 0.1) 0.35 (± 0.24)
ω (gradi) 59.3 (± 2.5) 61.2 (± 6.6)
Tperi 2455402 (± 1.3) 2455029.2 (± 0.04)

Il rebus è nell’età della stella, che è molto, molto vecchia: circa 10-13 miliardi di anni. HIP 11952 è nata cioè quando l’Universo era ancora molto giovane, un miliardo di anni o forse meno, ed era molto più povero di elementi chimici più pesanti dell’elio – che gli astronomi chiamano metalli – di quello attuale.

HIP 11952
Distanza (parsec) 111 (± 18)
Tipo Spettrale F2V
Magnitudine apparente V. 9.78
Massa (Sole=1) 0.83 (± 0.05)
Età (Miliardi di anni) 12.8 (± 2.6)
Temperatura effettiva 6040 (± 210) K
Raggio (Sole=1) 1.6 (± 0.1)
Metallicità [Fe/H] -1.9 (± 0.14)
Asc. Retta 02 34 11
Declinazione -12 23 03

La metallicità di HIP 11952 è appena l’uno per cento di quella solare, e questo dato cozza con quanto finora si pensava in merito alla nascita e evoluzione di un sistema planetario.
L’attuale modello prevede infatti che un corpo planetario – roccioso o gioviano che sia – nasca per accrezione da un nucleo più piccolo e più pesante rispetto all’ambiente che lo circonda e che cresca col tempo. Il ruolo degli elementi chimici pesanti in questo caso è evidente: i semi da cui poi nascono i pianeti sono composti di ferro, silicio e carbonio che si sono arricchiti da tutto quello che riescono ad attrarre gravitazionalmente.
Questo meccanismo pone serie difficoltà alle stelle di popolazione II come questa di possedere un sistema planetario.
Come può quindi una stella nata in un ambiente dove gli elementi chimici pesanti erano meno di un centesimo di quelli di oggi?

Si può pensare che ci sia stata una precedente popolazione stellare 2 che ha pesantemente contaminato la regione di spazio in cui poi è nata HIP 11952 e i suoi due pianeti, oppure occorre rivedere l’attuale modello di formazione planetaria o ipotizzare un diverso meccanismo che porti allo sviluppo di pianeti in un ambiente molto povero di metalli.

Di certo è che HIP 11952 non è la sola stella di Popolazione II a possedere un sistema planetario: nel 2010 si scoprì che un’altra stella molto povera di metalli chiamata HIP 13044 – anche questa di una certa età, 9 miliardi di anni – era accompagnata da un pianeta gioviano caldo grande poco più del nostro Giove: HIP 13044b.


Colossale fuga di gas nel Mare del Nord

 

Colossale fuga di gas nel Mare del Nord – mappa – Cadoinpiedi.

Ho già affrontato più e più volte su queste pagine i rischi ambientali che certe politiche energetiche basate sui combustibili fossili hanno sul pianeta.
Questo purtroppo pare essere sulla carta ben più grave dell’incidente alla  Deepwater Horizon che riversò migliaia di tonnellate di petrolio grezzo nel Golfo del Messico.

I danni provocati da questo incidente all’atmosfera planetaria sono enormi, le conseguenze si sommeranno al Riscaldamento Globale attuale vanificando quasi tutti gli sforzi di contenere le emissioni di CO2 finora attuati dai singoli Paesi.

Una soluzione tampone sarà quella di incendiare il gas per evitare che il metano possa accentuare l’effetto serra, ma sarà solo un pallido ripiego prima di bloccare definitivamente la sua fuoriuscita.

L’unica valida soluzione per salvare il pianeta e preservarlo per le generazioni future è quello di promuovere una moratoria internazionale a tutte le trivellazioni off shore, troppo costose e pericolose per proseguire sul loro impiego ed avviare al più presto l’uso intensivo delle energie rinnovabili a livello globale fino al completo alienamento di tutti i combustibili fossili.

Gli interessi economici dietro allo sfruttamento dei combustibili fossili sono enormi ma l’interesse alla salvaguardia del pianeta deve esserlo infinitamente di più.